domenica 29 aprile 2012
On 14:15 by SA DEFENZA No comments
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TONI NEGRI
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Fissiamo, prima di tutto, qualche elemento base non del tutto inutile
per cominciare a valutare questo primo turno delle elezioni
presidenziali in Francia. Dato il carattere quasi proporzionale del
primo turno, i rapporti tra le forze politiche risultano più chiari di
quanto avvenga nel secondo turno, maggioritario fra i due candidati
prevalenti. Tanto più perché l’assenteismo è stato meno importante di
quanto previsto. Ora, è il 20% di Marine Le Pen che colpisce, meglio che
rappresenta l’elemento più drammatico e probabilmente trasformativo
(delle strutture costituzionali francesi) dato che questo risultato
presto (nei prossimi anni) si rispecchierà sulle legislative e sulle
amministrative. Al momento non sembra che il Front National voglia
negoziare con Sarkozy: a destra si darà una ricomposizione prima o dopo
ma, secondo i Le Pen – padre e figlia -, questa dovrà darsi alle loro
condizioni. Sia chiaro che l’affermazione FN non si è data semplicemente
sulla base del sostegno dei “piccoli bianchi”, reazionari e razzisti,
ma che comincia ormai anche a rappresentare ampli strati di una destra
non gollista, semplicemente liberale, nazionalista ed antieuropeista.
Essa non rappresenta più una Francia periferica, che si colloca nel
mondo rurale, attorno alle città e nelle città medie
disindustrializzate, ma ha prodotto uno sfondamento nel cuore del
potere.
Appuntamento il 6 maggio, di Damien Glez
Il secondo elemento importante, da sottolineare fortemente, è che il
risultato di questo voto corrisponde, nuovamente anche se parzialmente, a
delle figure e a delle stratificazioni di classe. Non alludiamo a
quelle vecchie, a quelle fordiste, ma alla nuova composizione sociale di
classe, post-fordista, cognitiva e terziaria. Nelle metropoli (dove
questo modo di produzione è predominante) la sinistra vince, anche nelle
banlieues; la destra gollista si afferma invece nelle zone dove si
concentrano le classi privilegiate, i rentiers, i servizi finanziari, le
aristocrazie agricole ecc.; l’estrema sinistra attraversa i medesimi
spazi della sinistra e Mélenchon raggiunge l’acme del successo nelle
periferie parigine; la destra estrema FN laddove abbiamo già detto. È
interessante notare queste determinazioni spaziali del voto perché ad
esse corrispondono dimensioni sociali. Ciò mostra come, lungi
dall’essere un voto di collera, come gran parte della stampa,
soprattutto internazionale, ha proclamato, questo voto è stato
particolarmente condizionato dai problemi sociali e da un contesto di
riflessione critica “biopolitica” (attenzione alle condizioni economiche
generali, risposta alla nuova organizzazione del mercato del lavoro,
alle riforme restrittive del salario, delle pensioni, all’attacco al
Welfare State, ecc.).Alla luce di queste considerazioni, sembra dunque che il tempo lungo delle linee egemoniche (nella fattispecie del neoliberalismo) stia interrompendosi; il tempo breve degli interessi immediati riprende invece a confliggere con il primo, e i linguaggi, le parole d’ordine e, di conseguenza, i comportamenti sociali cominciano a riproporsi in maniera esplicita, combattiva, antagonista e a porre temi e problemi di potere. La mia impressione è che sia la diminuzione dell’astensionismo annunciato, sia la sconfitta di movimenti dagli obiettivi parziali (in particolare l’annullamento del partito Verde) dipendano dal riproporsi dello scontro politico attorno a temi generali: quali siano le prospettive che nella crisi si presentano e quale modello sociale stia organizzandosi in Europa. Europa: questo il tema fondamentale di questo primo turno elettorale. Quale enorme distanza da quando estrema destra ed estrema sinistra insieme avevano espresso un no al trattato di Lisbona – ora questo no è ripetuto solo dall’estrema destra e mette in imbarazzo le forze golliste, mentre l’estrema sinistra confluisce verso Hollande nell’assumere un programma europeo, finalmente rinnovato in termini socialisti. Ma ciò è sufficiente a garantirci un rinnovamento del processo dell’unità europea?
Hollande ha presentato un programma nel quale alcuni elementi particolarmente incisivi erano proposti alla lotta contro la crisi e le attuali, liberali e depressive, politiche dell’Unione. Per quanto riguarda la politica interna, il punto centrale della proposta socialista riguarda la tassazione degli alti patrimoni; per quanto riguarda l’Unione, i socialisti chiedono una revisione dei criteri del Fiscal Compact, un accordo eurobond, e una promozione dello sviluppo economico da parte dell’Unione che assuma come centrale il mantenimento del Welfare State. Che questa politica possa passare a livello europeo è evidentemente molto difficile ma è vero che ormai questa politica incontra un’opinione pubblica sempre meno disponibile alla distruzione del sistema-Euro ed alla dissoluzione della Eurozona. “Rari sono quelli che pensano che la reintroduzione di una flessibilità dei tassi di cambio sarebbe utile e molti continuano a credere che delle svalutazioni nell’Eurozona non farebbero che aumentare l’inflazione” (Martin Wolf). Sempre nell’arsenale socialista, sembra emergere anche una forte attenzione alla difesa contro il prevalere dei “mercati finanziari”, e quindi all’apprestamento di armi che ne smussino la capacità di attacco (regolazione e controllo nei confronti dei “paradisi fiscali”, delle agenzie di valutazione, tassazione delle transazioni, ecc.). E’ chiaro che tutto ciò potrebbe avere conseguenze ostili alle politiche americane verso l’Europa – politiche sempre più malevoli – ma ciò comincia a divenire importante soprattutto se i Paesi Bassi raggiungeranno la Gran Bretagna nell’osteggiare l’Unione.
È chiaro che la socialdemocrazia europea (e Hollande con essa) non riuscirà probabilmente a praticare queste linee politiche, anche se in Germania una “grande coalizione” può forse stabilirsi dopo le prossime elezioni. Che cosa può fare l’estrema sinistra francese, riorganizzatasi attorno a Mélenchon, in queste condizioni? Per ora Mélenchon non può far altro che votare a favore di Hollande. E dopo che cosa avverrà? Mélenchon ha promesso di non entrare nel governo di Hollande, se questo vince. Sembra una decisione saggia. Bisogna tuttavia ricordare che nella coalizione che Mélenchon ha costruito, c’è anche, come forza non secondaria, il PCF… e si sa con quanta forza i comunisti vecchi e nuovi vengano attratti verso il governo! Inoltre nel programma di Mélenchon non esistono spunti adeguati alle richieste, ai claims, dei nuovi soggetti sociali del proletariato cognitivo: in particolare non si parla, e neppure si accenna, al reddito garantito di cittadinanza e neppure si affrontano in maniera radicale le questioni legate al controllo e dalla gestione di un Welfare “comune”. Nel caso non entri nel governo, non possiamo prevedere dunque null’altro che un tentativo di radicalizzare ed estremizzare le proposte di Hollande, oltre che puntualmente criticarle, da parte di Mélenchon. Povero destino, se le cose andranno davvero in questi termini. Povero destino anche se – e fortemente lo auspichiamo – questa relativa impotenza non spingerà Mélenchon a riprendere quella demagogia antieuropea che talora era apparsa, più che nelle sue posizioni, in quelle di taluni suoi sostenitori.
È chiaro che, in questa situazione, supponendo che la vittoria di Hollande possa darsi di qui a qualche giorno, quanto avverrà in Francia sarà determinante non solo per la Francia ma per l’Europa. A noi sembra che, attorno a questa esperienza, potranno misurarsi non semplicemente programmi di rifondazione dell’Europa, ma soprattutto nuove esperienze di confronto e di scontro fra la socialdemocrazia al governo e gli schieramenti dell’estrema sinistra sociale, extragovernamentali. Sarà possibile, attraverso la continua azione sociale dei movimenti, attraverso una ricomposizione dei movimenti a livello europeo, introdurre nuovi motivi “comuni” nella governance che i socialdemocratici si preparano ad assumere a livello europeo? I dubbi sono altrettanto forti della speranza. In ogni caso, è solo se si riuscirà ad organizzare, anche in Francia, dei movimenti sociali di lotta fuori dalle scadenze elettorali, senza illusioni in quello che i governi possono fare – è solo in questo caso che anche la vittoria di Hollande potrà essere benvenuta. Molte esperienze, ormai sviluppatesi a livello mondiale, ci mostrano che solo l’estraneità dei movimenti ai governi, alle loro, talora necessarie, talora volontarie, mediazioni nelle istanze europee, può essere efficace in termini di reinvenzione programmatica e politica verso il “comune”. Anche dalle forze che hanno sostenuto Mélenchon e da Mélenchon stesso, ci aspettiamo questa decisione.
Non dimentichiamo comunque che il successo del FN in questo primo turno francese costruisce un ostacolo serio ad ogni tentativo di proporre un rinnovamento democratico dell’Unione. E neppure che un FN così forte costituirà un elemento di forte attrazione per tutte le strutture fascistoidi identitarie e reazionarie in Europa. Da oggi in poi va portata attenzione antagonista nei confronti di ogni provocazione delle destre europee. Ciò detto senza alcun feticismo antifascista ma semplicemente con la consapevolezza che si tratta di forze pericolose e perverse.
Per concessione di Uninomade 2.0
Fonte: http://uninomade.org/elezioni-francesi/
giovedì 1 marzo 2012
On 07:49 by SA DEFENZA No comments
| Enrico Piovesana | ||
– E-ilmensile -
La più potente e discussa banca d’affari del mondo, la statunitense Goldman Sachs, voleva sfruttare le informazioni geopolitiche riservate dell’agenzia privata d’intelligence americana Stratfor per fare insider trading e speculare sui mercati valutari e dei titoli di Stato.
E’ una delle più scottanti notizie emerse da una valanga di email aziendali della Stratfor ‘hackerate’ lo scorso 26 dicembre da Anonymous e ora pubblicate da WikiLeaks: cinque milioni di messaggi di posta elettronica risalenti al periodo 2004-2011 che svelano il coinvolgimento della società texana in attività illecite di spionaggio di attivisti per conto del governo Usa e di aziende multinazionali (Dow Chemical, Lockheed Martin, Northrop Grumman, Raytheon), riciclaggio di denaro e, per l’appunto, speculazione finanziaria.
L’anno scorso, dopo due anni di incubazione, l’ex alto dirigente di Goldman Sachs, Shea Morenz, e il fondatore e presidente di Stratfor, George Friedman (figlio di ungheresi sopravvissuti all’Olocausto), hanno dato vita a un fondo d’investimento denominato StratCap. Di cosa si tratti lo spiega chiaramente, in una mail riservata dello scorso 5 settembre, lo stesso Friedman: “StratCap userà le nostre informazioni e analisi per commerciare nel campo degli strumenti geopolitici, in particolare titoli governativi, valute e simili nei mercati dei Paesi emergenti”.
Nella stessa mail (indicata come “riservata a uso interno, da non diffondere e discutere all’esterno”), Friedman spiga come il dirigente di Goldman Sachs abbia ideato il progetto StratCap investendovi appositamente oltre 2 milioni di dollari (oltre ad altri grossi finanziamenti diretti a Stratfor) e come Morenz sia entrato nel consiglio di amministrazione della stessa Stratfor. “Abbiamo già fornito consulenza ad altri hedge fund: ora, grazie a Morenz, ne abbiamo uno nostro”.
Il fondo StratCap, che sarebbe dovuto diventare operativo sui mercati finanziari nella primavera 2012, va così ad aggiungersi alla lunga lista di scandali e attività poco chiare che hanno visto coinvolta la superbanca americana per cui hanno lavorato anche Romano Prodi, Mario Draghi e Mario Monti.
Per concessione di E-Il Mensile Fonte: http://www.eilmensile.it/2012/02/28/la-spy-economy-di-goldman-sachs/ Data dell'articolo originale: 28/02/2012 URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=6941
mercoledì 15 febbraio 2012
On 12:32 by SA DEFENZA No comments
| Stefano Galieni | ||
Ore febbrili e poi un nulla di fatto, o peggio il silenzio gelido che precede la tempesta. Le misure draconiane che la Grecia sta affrontando per evitare il default non sono considerate sufficienti dall’Unione Europea, dalla Bce e dal Fmi.
Poche ore insomma per contentare i vampiri, in un Paese ridotto alla fame dove la disoccupazione giovanile è del 48% e si continuano a tagliare i salari e a diminuire il numero dei pubblici dipendenti. Ma il colpo finale l’ha dato in serata Angela Merkel con le anticipazioni di una sua intervista che uscirà domani sul quotidiano Passauer Neue Presse:«Alcune misure urgentemente necessarie sono state accettate su carta, ma in gran parte restano ancora irrealizzate – ha dichiarato – Il debito pubblico deve essere ridotto al 120% del Pil entro il 2020, in questo modo il Paese avrebbe con le proprie forze di nuovo una chance sui mercati», ha aggiunto.
Secondo la politica cristianodemocratica la creazione di un conto speciale per la Grecia dove bloccare parte dei prestiti Ue e Fmi destinati a pagare gli interessi sul debito - idea recentemente avanzata da Francia e Germania - serve «a dire ai creditori della Grecia che il pagamento dei debiti procederà in maniera affidabile». Merkel ha anche espresso la propria comprensione per i greci, severamente colpiti dalle misure di risparmio: «So che le riforme necessarie per molti greci comportano duri tagli. E comprendo che coloro i quali personalmente non hanno causato la crisi del proprio Paese ora manifestino pacificamente».
«La Grecia è membro dell'eurozona e tutti noi - ha concluso la cancelliera rinnovando il suo sostegno ad Atene affinchè resti nella moneta unica - ci auguriamo un successo alla fine delle trattative attualmente in corso». «Un atteggiamento da strozzini – secondo il segretario del Prc Paolo Ferrero – Il rifiuto della proposta del governo greco dimostra che l’Europa si comporta come una sanguisuga nei confronti della Grecia. Questi signori stanno distruggendo tutti i diritti al popolo greco e lo stanno portando sul lastrico. Pieno appoggio al popolo greco e al sindacato che ha dichiarato altri due giorni di sciopero. La linea dell’Europa va battuta perché se passa in Grecia porterà al disastro tutto il continente, con le sue politiche recessive e antioperaie».
Per concessione di Contro la crisi
Fonte: http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/2/9/19579-la-troika-e-pronta-a-dissanguare-la-grecia/
Data dell'articolo originale: 09/02/2012
giovedì 9 febbraio 2012
On 06:29 by SA DEFENZA No comments
http://icebergfinanza.finanza.com
Visto che spesso e volentieri in Italia ma non solo, in molti hanno la memoria corta e non conoscono la storia, andiamo a dare un’occhiata alle dinamiche del nostro debito pubblico risalendo sino all’ Unità d’Italia grazie ad un lavoro apparso nel 2008 a disposizione sul sito di Bancad’Italia …
Questo lavoro presenta i risultati di una
ricostruzione del debito pubblico italiano dall’unità del paese a oggi.
Le elaborazioni sono effettuate utilizzando una metodologia in linea
con le regole statistiche attuali al fine di ottenere una base dati
omogenea e più coerente con le statistiche di contabilità nazionale. Il
settore di riferimento, a differenza di molti studi precedenti che
prendevano in esame il solo Settore statale, è quello delle
Amministrazioni pubbliche e l’aggregato è il debito lordo al valore
nominale e consolidato tra e nei sottosettori. La base dati ricostruita
include le serie storiche mensili per il debito e per le sue
scomposizioni per sottosettori e strumenti. Per la loro frequenza e il
lungo periodo considerato, questi dati possono rappresentare un utile
strumento di analisi per gli studiosi di storia economica e economia
pubblica. Il lavoro presenta una sintesi degli aspetti metodologici e
una breve descrizione dell’andamento del debito negli ultimi 150 anni.
Se confrontata con i dati precedenti, la nuova ricostruzione
storica evidenzia un valore del passivo in media superiore.
Chi pensa che non sia possibile riportare il debito
sotto controllo dimentica che guerre e depressioni sono l’amara
medicina che l’uomo non ama prendere nell’illusione del debito ma come
ha dimostrato la recentissima dinamica storica successiva a Maastricht
è solo questione di volontà e urgenza, un’urgenza che oggi è evidente.
Qualunque considerazione sui metodi e le dinamiche di
rientro dal debito , sul peso che ricade spesso e volentieri sui soliti
noti è argomento da affrontare in altra sede.
Qui sotto avete una serie di grafici che
testimoniano la dimensione storica del nostro debito dall’Unità
d’Italia, la dinamica del debito dal 1861, quella degli ultimi anni
e relativi responsabili politici oltre che un’evidenza delle dinamiche
del debito della pubblica amministrazione.
Direi che al di la delle chiacchere da bar ce ne abbastanza per cancellare l’idea che il debito non può che crescere…
Nel terzo trimestre 2011 il rapporto debito-pil
dell’Italia, pur restando il secondo dell’Ue dopo la Grecia con 119,6%,
ha registrato il maggiore calo (-1,6%) insieme a quello di Malta
rispetto ai tre mesi precedenti. È il nuovo dato diffuso da Eurostat,
l’Ufficio statistico dell’Unione europea. Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/I4YtM
Suppongo che anche Eurostat sia l’ennesimo sito
telebano che diffonde notizie tendenziose e non veritiere, ma mentre
l’Italia fallisce domani mattina, noi attendiamo la nuova ondata di
panico.
E visto e considerato che stiamo giocando a nascondino
con la storia andiamo a dare un’occhiata anche allo sbarco dei Mille
senza dimenticare la leggendaria frase di Garibaldi, ristrutturata
questa si dal sottoscritto per l’occasione… Qui si RIFA’ l’Italia o si
muore…
GARIBALDI E I MILLE? UN INVESTIMENTO
La spedizione dei Mille è stato uno degli eventi
cruciali per l’unificazione d’Italia. Ai tempi non c’era internet ma il
telegrafo, Parigi era la Borsa di riferimento e i prestiti erano
erogati dalle grandi famiglie dei banchieri e non dall’Fmi. Eppure
mercati finanziari e debito pubblico ebbero un ruolo nello
sgretolamento del regno borbonico e nel successo dei garibaldini. E,
col senno di poi, è un po’ come se Garibaldi avesse detto “obbedisco!”
non solo al re Vittorio Emanuele, ma anche ai Rothschild.
Studiando la serie storica delle quotazioni del debito pubblico
borbonico, durante il 1860, è possibile rispondere a una domanda assai
interessante, anche per i suoi riflessi attuali: i mercati finanziari
dell’epoca avevano scontato la spedizione dei Mille?Indubbiamente, i mercati anticipano accadimenti incerti, che valutano attraverso la lente deformante delle aspettative. Vi consiglio di continuare l’interessante lettura a questo indirizzo
In sintesi come spesso abbiamo visto si chiacchera troppo e si dimentica spesso e volentieri le lezioni della storia!
domenica 29 gennaio 2012
On 05:47 by SA DEFENZA No comments
Si è stabilita una nuova moda, per la quale ogni personalità politica o
istituzionale deve condire i suoi discorsi con inesorabili denunce
dello strapotere della finanza globale, che, da "servizio nei confronti
della produzione", è diventata scopo in sé e funzione primaria. Una
volta pronunciata l'astratta denuncia, si può tornare tranquillamente
ad obbedire alle banche.
Il caso più clamoroso di questa schizofrenia, è dato dalla questione dell'inserimento dell'obbligo del pareggio di bilancio nella Costituzione. Strano che nessun costituzionalista abbia sentito il bisogno di chiarire che una tale norma è di per sé incostituzionale, poiché uno Stato che accetti di trasformare il pareggio di bilancio da scelta politica in norma vincolante, si consegna in ostaggio ai propri creditori. Tanto vale affermare chiaramente che la sovranità appartiene alle banche.
Ma la contraddizione non è solo tra il dire ed il fare, è anche interna al discorso. Persino Mario Monti, durante la trasmissione "Che tempo che fa" ha recitato la sua litania sulla necessità di ridimensionare il potere della finanza, senza però chiarire come si sia stabilito questo potere, e che cosa abbia indotto i governi a compiere le scelte che hanno finanziarizzato tutte le relazioni economiche e sociali. Ma forse Monti non aveva bisogno di dirlo, dato che è proprio lui uno dei maggiori rappresentanti di quel lobbying bancario che si è insinuato in ogni ambito delle istituzioni.
Non è affatto dimostrato che il governo del Tanghero di Arcore sia stato abbattuto da una trama della finanza globale, né si comprenderebbe il motivo di tanto sforzo; mentre è invece dimostrabilissimo che dal 1994 tutti i governi italiani siano stati sotto il controllo diretto di poteri finanziari internazionali. Ci si riferisce, tanto per iniziare, a Lamberto Dini, del Fondo Monetario Internazionale, che fu ministro del Tesoro del primo governo Berlusconi, e poi egli stesso Presidente del Consiglio. Poi basta scorrere i nomi di Romano Prodi, Gianni Letta e Mario Monti, tutti e tre consulenti di Goldman Sachs; ancora si può ricordare Mario Draghi, anche lui di Goldman Sachs, nominato governatore della Banca d'Italia dal secondo governo Berlusconi.
Ed infine una citazione anche per Giuliano Amato, il quale, a posteriori, ci ha rivelato il suo legame con Deutsche Bank.
La forza del lobbying delle multinazionali non consiste nella strategia, nella pianificazione o nella lungimiranza, ma semplicemente nella onnipresenza e sulla ripetitività dello schema, per cui può cambiare l'ordine dei fattori, ma il prodotto non cambia. Lo schema coloniale si applica indifferentemente a tutti i Paesi, e senza troppe varianti. Niente di strano quindi che anche uno Stato africano come la Nigeria, nel marzo del 2010, si sia adeguato alla disciplina lobbistica, inserendo nel governo un esponente di Goldman Sachs.
La Nigeria è vicina.[1]
La notizia che Goldman Sachs abbia occupato anche il governo nigeriano, quindi non costituisce uno scoop; anzi sarebbe uno scoop la notizia contraria. Nulla di strano neppure nella notizia che Robert Zoellick, ex vicepresidente di Goldman Sachs, ex vicesegretario di Stato con Bush, ed attualmente presidente del Gruppo Banca Mondiale, abbia espresso apprezzamento per il fatto che, nel luglio 2011, la direttrice generale della Banca Mondiale, Ngozi Okonjo-Iweala, sia tornata a far parte del governo nigeriano in qualità di ministro delle Finanze.
La notizia è sul sito della Banca Mondiale.[2]
Quindi non bastava Goldman Sachs, ci voleva anche quell'altra sua longa manus che è la Banca Mondiale. Appena arrivata, Okonjo-Iweala ha messo sotto ricatto il governo presentando una lettera di dimissioni, che poi deve essere stata ritirata, dato che risulta ancora lei il ministro delle Finanze in carica. Nella lettera Okonjo-Iweala consigliava al governo di raccomandarsi a Dio.
Molto professionale.[3]
Oggi la Nigeria è sulle prime pagine dei quotidiani per la vicenda delle aggressioni islamiche nei confronti dei cristiani; ma nel 2008, la notizia era che la Nigeria si trovava nel pieno di un disastro ecologico nel delta del fiume Niger, provocato dalla multinazionale Exxon. Ma il Delta del Niger è una zona troppo ghiotta per le corporation e non manca nessuno: Total ed Eni, Exxon-Mobil, Shell, Chevron-Texaco, StatOil, e naturalmente BP. La maggior parte del petrolio nigeriano va a finire negli USA; le immense riserve di gas del paese sono state bruciate con trivellazioni maldestre ed esplosioni che hanno devastato il paese. Secondo stime approssimate per difetto, più di 400 milioni di litri di petrolio sono finiti nel delta. La manutenzione degli impianti è fatta in economia; così, quando ci sono delle perdite, le compagnie se la cavano parlando di sabotaggio.
Tutte le corporation assoldano truppe paramilitari che, con la scusa di difendere gli impianti dai sabotaggi, aggrediscono la popolazione in modo sistematico; villaggi di migliaia di persone sono stati costretti alla fuga dai mercenari.[4]
La popolazione nigeriana, stimata in centocinquantacinque milioni di abitanti, è costretta a vivere nella miseria, mentre la Nigeria è l'ottavo o nono paese esportatore al mondo di petrolio. Uno dei disastri ambientali più recenti è stato provocato dalla Shell, i cui manager hanno attribuito la rottura di alcune tubature ai "ladri" (forse era un velato riferimento a se stessi).
L'altra notizia era che le autorità nigeriane non riuscivano ad assumere alcun provvedimento per controllare l'estrazione del petrolio, e ciò a causa dell'attività di lobbying della British Petroleum.[5]
Il governo nigeriano ha preso invece altri provvedimenti, oltre quelli di imbarcare Goldman Sachs e Banca Mondiale nel governo. Va registrata infatti l'istituzione di un fondo federale per far fronte alla volatilità dei prezzi del petrolio; attorno a queste risorse finanziarie si è scatenato il lobbying di Goldman Sachs e di JP Morgan per ottenere la concessione della gestione del fondo.
La stampa africana ne ha diffuso con preoccupazione la notizia, sottolineando le resistenze che questa prospettiva aveva suscitato in Nigeria nell'ottobre dello scorso anno.[6]
L'altra misura assunta dal governo, anzi direttamente dal ministro delle Finanze Okonjo-Iweala, è molto "montiana"; riguarda infatti l'aumento del prezzo dei carburanti, che sta causando in Nigeria un movimento di protesta sindacale molto acceso ed esteso.
Sulla questione il ministro delle Finanze ha concesso un'intervista ad Al Jazeera.[7]
Solo che adesso, a proposito della Nigeria, non si parla più di disastri ecologici causati dalla Exxon o dalla Shell, né del lobbying di BP, Goldman Sachs e JP Morgan, né del protettorato imposto dalla Banca Mondiale, e neppure del grande movimento di protesta sindacale, ma della guerra civile fra musulmani e cristiani, e di prospettiva di secessione del Paese tra sud cristiano e nord islamico. Tutto questo lobbying e l'invio di un'emissaria di Zoellick, chissà perché, non hanno portato bene alla Nigeria.
Del resto, che c'è di meglio di un conflitto etnico-religioso per neutralizzare un movimento di protesta sindacale?
L'indispensabile complemento del lobbying è infatti la psywar, la guerra psicologica: non basta infiltrare un Paese, bisogna confondergli le idee creandogli falsi nemici. Guarda caso, la CIA aveva previsto che le cose non sarebbero andate bene per la Nigeria. Cinque anni fa, un rapporto della CIA profetizzava che la Nigeria non aveva più di dieci anni di vita come Stato unitario. Anche questa notizia è stata ripresa dalla stampa africana in questi giorni di guerra civile in Nigeria.[8]
Ovviamente il rapporto della CIA aveva un mero scopo scientifico, e non sarebbe lecito sospettare di nessuna azione della stessa CIA nel fomentare la guerra civile in Nigeria. Neppure è concesso ipotizzare che tutti quei mercenari al servizio delle multinazionali abbiano qualcosa a che vedere con le aggressioni.
[1] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.independent.co.uk/news/world/africa/goldman-sachs-chief-included-in-nigerias-new-cabinet-1927001.html&ei=MzMdT5DFK7GM4gSPwKGLDQ&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=4&sqi=2&ved=0CEgQ7gEwAw&prev=/search%3Fq%3Dnigeria%2Bgoldman%2Bsachs%26hl%3Dit%26biw%3D1280%26bih%3D606%26prmd%3Dimvns
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/NEWS/0,,contentMDK:22958186~pagePK:64257043~piPK:437376~theSitePK:4607,00.html&ei=kKQdT43DKa754QTpqfnMDQ&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=3&ved=0CDoQ7gEwAg&prev=/search%3Fq%3DNigeria%2BWorld%2BBank%2Bzoellick%26hl%3Dit%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26biw%3D960%26bih%3D507%26prmd%3Dimvns
[3] http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://www.wazobiareport.com/reports/Ngozi-Okonjo-Iweala-resigns-after-inspecting-federation-accounts
[4] http://234next.com/csp/cms/sites/Next/Home/5258469-146/The_mercenaries_take_over__.csp
[5] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.guardian.co.uk/world/2010/may/30/oil-spills-nigeria-niger-delta-shell&ei=Y0IcT8isAajd4QSkl7yFDQ&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=2&ved=0CDMQ7gEwAQ&prev=/search%3Fq%3Dexxon%2Bbp%2Bnigeria%26hl%3Dit%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvns
[6] http://translate.googleusercontent.com/translate_c?hl=it&langpair=en%7Cit&rurl=translate.google.com&u=http://allafrica.com/stories/201110261085.html&usg=ALkJrhjh23E41pPOjG2-wFhirpQEBxdRDg
[7] http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://africaunchained.blogspot.com/2012/01/nigerias-finance-minister-ngozi-okonjo.html
[8] http://translate.googleusercontent.com/translate_c?hl=it&prev=/search%3Fq%3Dnigeria%2Bcia%2Ballafrica%26hl%3Dit%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvns&rurl=translate.google.it&sl=en&u=http://allafrica.com/stories/201201120484.html&usg=ALkJrhj57n0jBNGRd7f2nS6TFBCRl-4BqA
Il caso più clamoroso di questa schizofrenia, è dato dalla questione dell'inserimento dell'obbligo del pareggio di bilancio nella Costituzione. Strano che nessun costituzionalista abbia sentito il bisogno di chiarire che una tale norma è di per sé incostituzionale, poiché uno Stato che accetti di trasformare il pareggio di bilancio da scelta politica in norma vincolante, si consegna in ostaggio ai propri creditori. Tanto vale affermare chiaramente che la sovranità appartiene alle banche.
Ma la contraddizione non è solo tra il dire ed il fare, è anche interna al discorso. Persino Mario Monti, durante la trasmissione "Che tempo che fa" ha recitato la sua litania sulla necessità di ridimensionare il potere della finanza, senza però chiarire come si sia stabilito questo potere, e che cosa abbia indotto i governi a compiere le scelte che hanno finanziarizzato tutte le relazioni economiche e sociali. Ma forse Monti non aveva bisogno di dirlo, dato che è proprio lui uno dei maggiori rappresentanti di quel lobbying bancario che si è insinuato in ogni ambito delle istituzioni.
Non è affatto dimostrato che il governo del Tanghero di Arcore sia stato abbattuto da una trama della finanza globale, né si comprenderebbe il motivo di tanto sforzo; mentre è invece dimostrabilissimo che dal 1994 tutti i governi italiani siano stati sotto il controllo diretto di poteri finanziari internazionali. Ci si riferisce, tanto per iniziare, a Lamberto Dini, del Fondo Monetario Internazionale, che fu ministro del Tesoro del primo governo Berlusconi, e poi egli stesso Presidente del Consiglio. Poi basta scorrere i nomi di Romano Prodi, Gianni Letta e Mario Monti, tutti e tre consulenti di Goldman Sachs; ancora si può ricordare Mario Draghi, anche lui di Goldman Sachs, nominato governatore della Banca d'Italia dal secondo governo Berlusconi.
Ed infine una citazione anche per Giuliano Amato, il quale, a posteriori, ci ha rivelato il suo legame con Deutsche Bank.
La forza del lobbying delle multinazionali non consiste nella strategia, nella pianificazione o nella lungimiranza, ma semplicemente nella onnipresenza e sulla ripetitività dello schema, per cui può cambiare l'ordine dei fattori, ma il prodotto non cambia. Lo schema coloniale si applica indifferentemente a tutti i Paesi, e senza troppe varianti. Niente di strano quindi che anche uno Stato africano come la Nigeria, nel marzo del 2010, si sia adeguato alla disciplina lobbistica, inserendo nel governo un esponente di Goldman Sachs.
La Nigeria è vicina.[1]
La notizia che Goldman Sachs abbia occupato anche il governo nigeriano, quindi non costituisce uno scoop; anzi sarebbe uno scoop la notizia contraria. Nulla di strano neppure nella notizia che Robert Zoellick, ex vicepresidente di Goldman Sachs, ex vicesegretario di Stato con Bush, ed attualmente presidente del Gruppo Banca Mondiale, abbia espresso apprezzamento per il fatto che, nel luglio 2011, la direttrice generale della Banca Mondiale, Ngozi Okonjo-Iweala, sia tornata a far parte del governo nigeriano in qualità di ministro delle Finanze.
La notizia è sul sito della Banca Mondiale.[2]
Quindi non bastava Goldman Sachs, ci voleva anche quell'altra sua longa manus che è la Banca Mondiale. Appena arrivata, Okonjo-Iweala ha messo sotto ricatto il governo presentando una lettera di dimissioni, che poi deve essere stata ritirata, dato che risulta ancora lei il ministro delle Finanze in carica. Nella lettera Okonjo-Iweala consigliava al governo di raccomandarsi a Dio.
Molto professionale.[3]
Oggi la Nigeria è sulle prime pagine dei quotidiani per la vicenda delle aggressioni islamiche nei confronti dei cristiani; ma nel 2008, la notizia era che la Nigeria si trovava nel pieno di un disastro ecologico nel delta del fiume Niger, provocato dalla multinazionale Exxon. Ma il Delta del Niger è una zona troppo ghiotta per le corporation e non manca nessuno: Total ed Eni, Exxon-Mobil, Shell, Chevron-Texaco, StatOil, e naturalmente BP. La maggior parte del petrolio nigeriano va a finire negli USA; le immense riserve di gas del paese sono state bruciate con trivellazioni maldestre ed esplosioni che hanno devastato il paese. Secondo stime approssimate per difetto, più di 400 milioni di litri di petrolio sono finiti nel delta. La manutenzione degli impianti è fatta in economia; così, quando ci sono delle perdite, le compagnie se la cavano parlando di sabotaggio.
Tutte le corporation assoldano truppe paramilitari che, con la scusa di difendere gli impianti dai sabotaggi, aggrediscono la popolazione in modo sistematico; villaggi di migliaia di persone sono stati costretti alla fuga dai mercenari.[4]
La popolazione nigeriana, stimata in centocinquantacinque milioni di abitanti, è costretta a vivere nella miseria, mentre la Nigeria è l'ottavo o nono paese esportatore al mondo di petrolio. Uno dei disastri ambientali più recenti è stato provocato dalla Shell, i cui manager hanno attribuito la rottura di alcune tubature ai "ladri" (forse era un velato riferimento a se stessi).
L'altra notizia era che le autorità nigeriane non riuscivano ad assumere alcun provvedimento per controllare l'estrazione del petrolio, e ciò a causa dell'attività di lobbying della British Petroleum.[5]
Il governo nigeriano ha preso invece altri provvedimenti, oltre quelli di imbarcare Goldman Sachs e Banca Mondiale nel governo. Va registrata infatti l'istituzione di un fondo federale per far fronte alla volatilità dei prezzi del petrolio; attorno a queste risorse finanziarie si è scatenato il lobbying di Goldman Sachs e di JP Morgan per ottenere la concessione della gestione del fondo.
La stampa africana ne ha diffuso con preoccupazione la notizia, sottolineando le resistenze che questa prospettiva aveva suscitato in Nigeria nell'ottobre dello scorso anno.[6]
L'altra misura assunta dal governo, anzi direttamente dal ministro delle Finanze Okonjo-Iweala, è molto "montiana"; riguarda infatti l'aumento del prezzo dei carburanti, che sta causando in Nigeria un movimento di protesta sindacale molto acceso ed esteso.
Sulla questione il ministro delle Finanze ha concesso un'intervista ad Al Jazeera.[7]
Solo che adesso, a proposito della Nigeria, non si parla più di disastri ecologici causati dalla Exxon o dalla Shell, né del lobbying di BP, Goldman Sachs e JP Morgan, né del protettorato imposto dalla Banca Mondiale, e neppure del grande movimento di protesta sindacale, ma della guerra civile fra musulmani e cristiani, e di prospettiva di secessione del Paese tra sud cristiano e nord islamico. Tutto questo lobbying e l'invio di un'emissaria di Zoellick, chissà perché, non hanno portato bene alla Nigeria.
Del resto, che c'è di meglio di un conflitto etnico-religioso per neutralizzare un movimento di protesta sindacale?
L'indispensabile complemento del lobbying è infatti la psywar, la guerra psicologica: non basta infiltrare un Paese, bisogna confondergli le idee creandogli falsi nemici. Guarda caso, la CIA aveva previsto che le cose non sarebbero andate bene per la Nigeria. Cinque anni fa, un rapporto della CIA profetizzava che la Nigeria non aveva più di dieci anni di vita come Stato unitario. Anche questa notizia è stata ripresa dalla stampa africana in questi giorni di guerra civile in Nigeria.[8]
Ovviamente il rapporto della CIA aveva un mero scopo scientifico, e non sarebbe lecito sospettare di nessuna azione della stessa CIA nel fomentare la guerra civile in Nigeria. Neppure è concesso ipotizzare che tutti quei mercenari al servizio delle multinazionali abbiano qualcosa a che vedere con le aggressioni.
[1] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.independent.co.uk/news/world/africa/goldman-sachs-chief-included-in-nigerias-new-cabinet-1927001.html&ei=MzMdT5DFK7GM4gSPwKGLDQ&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=4&sqi=2&ved=0CEgQ7gEwAw&prev=/search%3Fq%3Dnigeria%2Bgoldman%2Bsachs%26hl%3Dit%26biw%3D1280%26bih%3D606%26prmd%3Dimvns
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/NEWS/0,,contentMDK:22958186~pagePK:64257043~piPK:437376~theSitePK:4607,00.html&ei=kKQdT43DKa754QTpqfnMDQ&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=3&ved=0CDoQ7gEwAg&prev=/search%3Fq%3DNigeria%2BWorld%2BBank%2Bzoellick%26hl%3Dit%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26biw%3D960%26bih%3D507%26prmd%3Dimvns
[3] http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://www.wazobiareport.com/reports/Ngozi-Okonjo-Iweala-resigns-after-inspecting-federation-accounts
[4] http://234next.com/csp/cms/sites/Next/Home/5258469-146/The_mercenaries_take_over__.csp
[5] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.guardian.co.uk/world/2010/may/30/oil-spills-nigeria-niger-delta-shell&ei=Y0IcT8isAajd4QSkl7yFDQ&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=2&ved=0CDMQ7gEwAQ&prev=/search%3Fq%3Dexxon%2Bbp%2Bnigeria%26hl%3Dit%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvns
[6] http://translate.googleusercontent.com/translate_c?hl=it&langpair=en%7Cit&rurl=translate.google.com&u=http://allafrica.com/stories/201110261085.html&usg=ALkJrhjh23E41pPOjG2-wFhirpQEBxdRDg
[7] http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://africaunchained.blogspot.com/2012/01/nigerias-finance-minister-ngozi-okonjo.html
[8] http://translate.googleusercontent.com/translate_c?hl=it&prev=/search%3Fq%3Dnigeria%2Bcia%2Ballafrica%26hl%3Dit%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvns&rurl=translate.google.it&sl=en&u=http://allafrica.com/stories/201201120484.html&usg=ALkJrhj57n0jBNGRd7f2nS6TFBCRl-4BqA
giovedì 19 gennaio 2012
On 09:55 by SA DEFENZA No comments
Di Marianne Arens
http://www.wsws.org/it/
Mario Monti, capo del governo italiano dal 16 novembre, ha fatto notizia soprattutto per le sue rigide politiche di austerità. Significativi sono tuttavia i cambiamenti nella politica estera del suo esecutivo.
La politica estera del suo predecessore, Silvio Berlusconi, era spesso considerata imprevedibile. Berlusconi ha mantenuto una stretta amicizia con il primo ministro russo ed ex capo di Stato Vladimir Putin e la sua vicinanza all'ex leader libico Muammar Gheddafi ha causato irritazione a Washington. Monti sta ora ricostruendo strette relazioni con gli Stati Uniti al fine di avanzare gli interessi italiani in Libia sotto il nuovo regime.
A capo del Ministero degli Affari Esteri Monti ha sostituito Franco Frattini, da lungo tempo confidente di Berlusconi, con Giulio Terzi di Sant'Agata, un conte di discendenza aristocratica lombarda. Terzi ha mantenuto ottimi rapporti con Washington. La Bbc su di lui scrive: "Il nuovo ministro degli Esteri italiano ha un’estesa rete di contatti in nord America. Le sue relazioni con la Casa Bianca sono state decisive per la sua nomina".
Terzi è attivo nei circoli diplomatici da 35 anni e ha lavorato presso le ambasciate italiane a Parigi, Canada e Israele, così come presso la NATO e le Nazioni Unite. Il suo ruolo più recente è stato di ambasciatore italiano negli Stati Uniti, dove ha mantenuto rapporti amichevoli con Barack Obama. Via Twitter, Terzi sostiene apertamente le sanzioni contro l'Iran. La sua specialità è la "sicurezza internazionale" e la "guerra al terrorismo".
Dal 2002 al 2004, Terzi è stato ambasciatore italiano in Israele. Durante questo periodo, dove l'Italia era alla presidenza dell'Unione Europea (2003), ha svolto una campagna per il miglioramento delle relazioni UE-Israele. Al culmine della seconda intifada, ha assicurato una visita in Israele per l'ex ministro degli Esteri di Berlusconi, Gianfranco Fini. La visita di Fini in Israele è stata di grande importanza simbolica. A quel tempo, Fini era il leader di Alleanza Nazionale, il partito successore del neo-fascista Movimento Sociale Italiano (MSI). L'accoglienza a Gerusalemme è stata ritratta come una rottura con il suo passato e un abbraccio della democrazia.
Fini oggi è presidente della Camera. Dopo la sua rottura con Berlusconi e il Popolo delle Libertà (PdL), Fini è ora a capo del cosiddetto "Terzo Polo", che comprende Terzi nei suoi ranghi. A differenza di Fini, però, Terzi è rimasto fedele a Berlusconi fino alla fine. Il Terzo Polo è di supporto a Monti e tratta l'autocratico economista come uno dei suoi.
Nel 2008 e nel 2009, Terzi è stato rappresentante permanente dell'Italia presso le Nazioni Unite a New York (dove era stato attivo anche precedentemente, nel periodo 1993-1998). Nel 2007-2008, è stato capo della delegazione italiana al Consiglio di sicurezza dell'ONU. La questione chiave di politica estera all'epoca era l’impegno italiano in Afghanistan.
Lo scorso 16 dicembre, Terzi si è incontrato a Roma con il leader Consiglio Nazionale di Transizione libico (CNT) Mustafa Abdul Jalil, e ha promesso di liberare € 600 milioni di fondi libici sequestrati in Italia. Jalil è stato ricevuto anche dal primo ministro Monti e il presidente Giorgio Napolitano, e l'Italia ha ufficialmente rinnovato il trattato di amicizia con la Libia, che Berlusconi aveva forgiato con Gheddafi. Il contratto era stato annullato dalla guerra in Libia, che l'Italia ha poi sostenuto dopo qualche esitazione iniziale.
Ora, però, l'Italia, ex potenza coloniale, mira a mettere le mani sulle risorse di gas naturale e petrolio di cui il paese nordafricano è ricco. Al World Petroleum Congress a Doha ai primi di dicembre, il gruppo petrolifero ENI, che è anche il più grande produttore straniero di petrolio in Libia, ha annunciato che la sua produzione di greggio in quel paese è stata ripristinata a circa il 70 per cento dei livelli pre-guerra.
L'amministratore delegato di ENI Paolo Scaroni ha dichiarato: "In questo momento stiamo producendo circa 200.000 barili al giorno, tutto procede bene". Dal rovesciamento di Gheddafi, la produzione di petrolio è ripresa "meglio di quanto sperassimo”. Scaroni ha dichiarato che è sempre stato convinto che il nuovo governo della Libia si sarebbe conformato ai trattati che aveva sottoscritto con l'Italia.
Una quota del 30 per cento di ENI rimane ancora nelle mani dello Stato italiano. Il Gruppo ENI è presente in Libia dal 1959, e l'Italia è il più grande acquirente straniero di petrolio e gas libico. Prima della guerra, la produzione italiana in Libia era in media di 280.000 barili al giorno. A quel tempo, la Libia produceva un totale di 1,6 milioni di barili al giorno, di cui 1,3 per l'export.
La Libia ha le maggiori riserve di petrolio in Africa. Il capo del cartello dell'Opec, Abdullah El-Badri, ha detto a Doha che la produzione petrolifera libica dovrebbe raggiungere i livelli pre-guerra entro la metà del 2012.
Altre compagnie petrolifere internazionali che cercano quote di profitti in Libia sono la società francese Total, la spagnola Repsol, la tedesca Wintershall e l'austriaca OMV. Alla fine di settembre, prima ancora della fine ufficiale della guerra, la Total ed l'ENI sono state le prime a riprendere la produzione e il trasporto del petrolio. Insieme alla società di stato Libyan National Oil Company, l'ENI gestisce l'azienda di distribuzione Mellitha Oil & Gas.
Il CNT vuole escludere la Russia e la Cina dalla sua produzione di petrolio e gas. Nel fare ciò, è perfettamente in linea con le richieste fatte da Washington.
venerdì 13 gennaio 2012
On 13:17 by SA DEFENZA 1 comment
www.zerohedge.com
Nel mese di agosto di quest'anno, Russell Napier del gruppo finanziario CLSA ha scritto: "L’Italia fa paura - i rendimenti saliranno quando i governi sceglieranno di prendere soldi dai loro risparmiatori - ciò che Russell chiama IL GRANDE FURTO – Aspettatevi una fuga massiccia di capitali".
Eppure, mentre Russell commentandova la mossa di apertura italiana di repressione del capitale privato, tramite l’applicazione di una tassa sui redditi di capitale, ma non sugli utili del debito pubblico, la situazione è cambiata con tale velocità negli ultimi 5 mesi che la nascita del primo regime fascista dopo le crisi del 2008 probabilmente può ora essere associata con il nuovo governo Monti.
E mentre Doug Casey da consigli su come non restare fregati su queste pagine ( www.zerohedge.com/news/doug-casey), potrebbe essere il momento per gli italiani di portare se stessi ed i loro capitali il più in fretta possibile fuori da Pizzaland.
Di seguito sono elencati gli ultimi sviluppi che sono arrivati a velocità straordinaria:
• La nomina a dicembre di un governo non eletto. Questo governo non ha alcuna responsabilità e non si sa nemmeno quanto durerà il suo mandato. Viene presentato come "tecnocratico", ma è in realtà è guidato da un professore universitario che si è distinto per: (I) essere stato a capo della Commissione Europea del Mercato Interno dove ha usato il potere dello Stato per porre restrizioni a Microsoft e ad altri gruppi aziendali perché stavano "diventando troppo grande per i loro stivali"; (II) essere un buon amico di Romano Prodi, un altro professore universitario dell'Università di Bologna dal cuore comunista e ideatore dell’Euro (parleremo di più su di lui in seguito), (III) un buon amico al soldo di Goldman Sachs nonchè amico di Mario Draghi, un altro pupazzo di Goldman che ha liquidato il governo di Berlusconi pochi giorni prima di prendere il timone della BCE, (IV) un fervente credente nella preminenza dello Stato sull'individuo;

• Prodi, l'architetto originario di questa catastrofe, fece questo famoso commento nel 2001, indicando che questa cricca di professori sta giocando un gioco davvero molto lungo nel tempo: “Sono sicuro che l'euro ci obbligherà ad introdurre una nuova serie di strumenti di politica economica. Ciò è politicamente impossibile da proporre adesso. Ma un giorno ci sarà una crisi e nuovi strumenti saranno creati." - Romano Prodi, presidente della Commissione europea, dicembre 2001
• Grazie alla sua amicizia con Monti e l'attuale governo, è ancora molto coinvolto proprio nelle decisioni su quello che questi nuovi strumenti potrebbero essere;
• Il passaggio di un editto straordinario che rende le operazioni di cassa superiori ai 1.000 euro illegali (non oggetto di segnalazione - semplicemente illegali). Seguendo un desiderio di Prodi, l'attuale regime ha affermato che questo livello sarà progressivamente ridotto al limite di Euro 300. Quindi il denaro contante forse per la prima volta nella storia non avrà più valore legale (almeno oltre i 1.000 euro, per ora);
• L’obbligo che le aziende di carte di credito segnalino tutte le operazioni effettuate dagli italiani, in Italia e all'estero, alle autorità fiscali;
• Ritardi e rifiuti da parte delle banche nel consentire ai clienti di ritirare saldi di cassa di un minimo di 10.000 euro;
• La Guardia di Finanza ha messo le telecamere ai confini fisici con la Svizzera (vedi sotto) per registrare tutte le targhe. In aggiunta, cani addestrati per riconoscere l’odore della carta moneta sono stati dispiegati al confine ( www.cdt.ch/ticino-e-regioni/.)
Quello che sta accadendo in Italia deve essere oggetto di attenta osservazione. Il paese che ha fatto conoscere al mondo il Fascismo nel 1930 è stato ampiamente ammirato anche da Franklin Delano Roosevelt, il quale aveva grande considerazione di Mussolini e si ispirò senza dubbio a lui in molte delle sue scelte politiche. L'Italia apre ancora una volta la strada, quindi i politici sia europei che statunitensi osservano cosa in essa sta accadendo per vedere cosa possa comportare l’attuazione di politiche oppressive.
E mentre Russell Napier (correttamente) prevede che saranno imposti controlli sui capitali e ha suggerito di depositare i propri dollari a Singapore, gli italiani potrebbero sottrarsi a tutto ciò purchè lo facciano prima che l’attuale gruppo di Professori chiuda tutte le porte. Le cose si muovono più velocemente perfino di quanto uno degli storici leader finanziari del mondo possa prevedere.
Fonte: www.zerohedge.com/ Link: http://www.zerohedge.com/news/guest-post-has-italy-gone-fascist 6.01.2012 Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALESSIA
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Nel mese di agosto di quest'anno, Russell Napier del gruppo finanziario CLSA ha scritto: "L’Italia fa paura - i rendimenti saliranno quando i governi sceglieranno di prendere soldi dai loro risparmiatori - ciò che Russell chiama IL GRANDE FURTO – Aspettatevi una fuga massiccia di capitali".
Eppure, mentre Russell commentandova la mossa di apertura italiana di repressione del capitale privato, tramite l’applicazione di una tassa sui redditi di capitale, ma non sugli utili del debito pubblico, la situazione è cambiata con tale velocità negli ultimi 5 mesi che la nascita del primo regime fascista dopo le crisi del 2008 probabilmente può ora essere associata con il nuovo governo Monti.
E mentre Doug Casey da consigli su come non restare fregati su queste pagine ( www.zerohedge.com/news/doug-casey), potrebbe essere il momento per gli italiani di portare se stessi ed i loro capitali il più in fretta possibile fuori da Pizzaland.
Di seguito sono elencati gli ultimi sviluppi che sono arrivati a velocità straordinaria:
• La nomina a dicembre di un governo non eletto. Questo governo non ha alcuna responsabilità e non si sa nemmeno quanto durerà il suo mandato. Viene presentato come "tecnocratico", ma è in realtà è guidato da un professore universitario che si è distinto per: (I) essere stato a capo della Commissione Europea del Mercato Interno dove ha usato il potere dello Stato per porre restrizioni a Microsoft e ad altri gruppi aziendali perché stavano "diventando troppo grande per i loro stivali"; (II) essere un buon amico di Romano Prodi, un altro professore universitario dell'Università di Bologna dal cuore comunista e ideatore dell’Euro (parleremo di più su di lui in seguito), (III) un buon amico al soldo di Goldman Sachs nonchè amico di Mario Draghi, un altro pupazzo di Goldman che ha liquidato il governo di Berlusconi pochi giorni prima di prendere il timone della BCE, (IV) un fervente credente nella preminenza dello Stato sull'individuo;
• Prodi, l'architetto originario di questa catastrofe, fece questo famoso commento nel 2001, indicando che questa cricca di professori sta giocando un gioco davvero molto lungo nel tempo: “Sono sicuro che l'euro ci obbligherà ad introdurre una nuova serie di strumenti di politica economica. Ciò è politicamente impossibile da proporre adesso. Ma un giorno ci sarà una crisi e nuovi strumenti saranno creati." - Romano Prodi, presidente della Commissione europea, dicembre 2001
• Grazie alla sua amicizia con Monti e l'attuale governo, è ancora molto coinvolto proprio nelle decisioni su quello che questi nuovi strumenti potrebbero essere;
• Il passaggio di un editto straordinario che rende le operazioni di cassa superiori ai 1.000 euro illegali (non oggetto di segnalazione - semplicemente illegali). Seguendo un desiderio di Prodi, l'attuale regime ha affermato che questo livello sarà progressivamente ridotto al limite di Euro 300. Quindi il denaro contante forse per la prima volta nella storia non avrà più valore legale (almeno oltre i 1.000 euro, per ora);
• L’obbligo che le aziende di carte di credito segnalino tutte le operazioni effettuate dagli italiani, in Italia e all'estero, alle autorità fiscali;
• Ritardi e rifiuti da parte delle banche nel consentire ai clienti di ritirare saldi di cassa di un minimo di 10.000 euro;
• La Guardia di Finanza ha messo le telecamere ai confini fisici con la Svizzera (vedi sotto) per registrare tutte le targhe. In aggiunta, cani addestrati per riconoscere l’odore della carta moneta sono stati dispiegati al confine ( www.cdt.ch/ticino-e-regioni/.)
Fonte: www.zerohedge.com/ Link: http://www.zerohedge.com/news/guest-post-has-italy-gone-fascist 6.01.2012 Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALESSIA
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