venerdì 7 dicembre 2012

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Dati e Previsioni al 5 dicembre 2012 
augustforecast.com

Dopo il crollo quasi totale del settore finanziario nel 2008, ci si sarebbe potuto aspettare che le grandi banche smettessero – o perlomeno diminuissero – il loro esagerato dedicarsi ad operazioni a rischio. Purtroppo non è stato così. Anzi, ad essere sinceri, è successo esattamente il contrario: il livello di rischio finanziario detenuto attualmente dalle grandi banche è il più altro di sempre.

Le principali 9 grandi banche [private] hanno un’esposizione in derivati pari ad oltre 200 trilioni di dollari [200.000.000.000.000 di dollari o 320.000.000.000.000.000 – trecentoventi milioni di miliardi – delle vecchie lire, ndt], un valore che è oltre 3 volte l’intera economia mondiale. Se poi prendiamo in considerazione tutte le banche globali, il valore nominale dei derivati supera abbondantemente i 1.500 trilioni (1.000 trilione = 1 quadrilione di $; un valore pari a 22 volte l’intera economia mondiale).


 
I mercati dei derivati non hanno alcuna regola. Vige esclusivamente la legge della giungla. Predatori e prede lottano per la sopravvivenza in sale poco illuminate dove si determinano gli scambi. Se un amico predatore viene divorato, la notizia viene appresa con gioia; significa che ne rimane di più per i sopravvissuti.

Detto in parole semplici, un derivato è una scommessa circa il verificarsi o meno di un evento futuro. Mentre un allibratore raccoglie la scommessa sull’esito di una corsa dei cavalli prevista per la prossima settimana, gli operatori sui derivati scommettono su avvenimenti distanti mesi, od anche anni.

Ecco come funziona una scommessa sui derivati: acquisto obbligazioni societarie, con basso rating, per 1 milione di dollari, un rendimento del 6 % ed un rimborso nominale fra 10 anni. So che esiste un rendimento più alto perché c’è un rischio più alto che l’obbligazione non venga onorata, cioè un rischio di fallimento. A quel punto, cerco uno scommettitore che, ad un costo che ritengo ragionevole, punti contro tale fallimento. Cerco cioè un banchiere X che ritiene che le mie obbligazioni alla scadenza saranno rimborsate e che mi addebita 25.000 dollari a fronte dell’assicurazione – che mi fornisce – contro il fallimento.

In cosa consiste questa assicurazione? Se ci sarà il fallimento, il banchiere mi pagherà la differenza fra quanto ho già incassato e quanto mi rimane. I 25.000 dollari sono, per la banca, un guadagno netto; di fatto non viene registrata nel bilancio nessuna passività.

Ma se l’azienda che ha emesso le obbligazioni va a gambe all’aria in 5 anni, e la mia perdita è di 800.000 dollari, il banchiere mi deve immediatamente tutti gli 800.000 dollari, che è quello che viene indicato come valore nominale del contratto. Così, a causa di tutte le variabili in gioco, il valore nominale corrente di un contratto sui derivati può solo essere ipotizzato.

Se chiedi ad un allibratore per quanto è esposto, ed immaginiamo che ti dica 100.000 dollari, lui sa che non perderà tutte le scommesse. Alcune saranno in perdita ed altre in vincita. Se è in gamba, ne ricaverà una rendita settimanale: pagherà meno scommesse di quelle che incasserà. Se gli va storta e non può pagare, allora i clienti lo cercheranno per suonargliele.

I banchieri trattano i derivati allo stesso modo: sanno che perderanno alcune scommesse, ma essendo personalità megalomaniache, si immaginano che vinceranno più di quello che perderanno e pensano quindi che più scommesse accettano, più guadagneranno. È questo il motivo per il quale il mercato dei derivati continua ad espandersi.

I venditori di derivati hanno raccolto – e fatto abboccare – vagonate di compratori che erroneamente credono di poter ridurre il proprio rischio aggiungendo derivati alle proprie operazioni esageratamente rischiose. In altre parole, se non ci fosse il mercato dei derivati, per prima cosa la gente non farebbe investimenti tanto rischiosi. La tentazione di prendere un rischio troppo alto, perché sono disponibili i derivati, si chiama azzardo morale.

È opinione dello scrivente che l’intero mercato dei derivati non sia che un pentolone interamente pieno di tale azzardo. Quando le cose andranno nuovamente male, questo mercato distruggerà l’intero sistema finanziario mondiale: banche centrali, banche, compagnie di assicurazione, portafogli di ricchi investitori, fondi pensione, ricchi fondi sovrani, tesorerie di Stato, ecc.

Ma non basta. C’è un ulteriore azzardo morale reso possibile dal mercato dei derivati: un azzardo che, per coloro che si augurano la morte del capitalismo e che invocano l’Armageddon finanziario, sembra molto vicino...

Il saggio agricoltore mette via dal raccolto di quest’anno abbastanza sementi da seminare l’anno prossimo. Questa saggezza, nel resto dell’America, si è persa: ci siamo già mangiati i semi di parecchi anni a venire.



Il grafico qui sopra mostra gli Investimenti Interni Netti [Net Domestic Invest­ment, NDI] in percentuale contro il PIL [GDP, Gross Domestic Product]. L’NDI sottrae il deprezzamento, cioè l’erosione del capitale fisso. A partire dal 1965, il tasso di crescita dell’NDI è calato, ed ora è inchiodato a zero.

Da un simile grafico si possono dedurre parecchie cose, ma una è una decisiva su tutte: una società in salute riesce a rimpiazzare con continuità il capitale di investimento, una società in declino, NO. L’economia americana richiede, perché ci sia una vera svolta, che venga reinvestito nei mezzi di produzione – beni capitale ed infrastrutture – un valore compreso fra il 6 ed il 10% del PIL.

Date le attuali condizioni economiche, la cosa è semplicemente impossibile... la scorta di semi è andata da un pezzo.
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