martedì 25 giugno 2013

On 06:27 by SA DEFENZA   No comments
DI REX WEYLER
greenpeace.org

Sappiamo esattamente cosa uccide le api. L’estinzione delle colonie di api in tutto il mondo non è un grande mistero come vorrebbero farci credere le aziende chimiche. La natura sistemica del problema lo rende un affare complesso, ma non impenetrabile. Gli scienziati sanno che le api stanno morendo a causa di una serie di fattori quali pesticidi, siccità, distruzione del loro habitat naturale, riscaldamento globale e così via. Le cause di tale scomparsa sono in relazione tra loro e strettamente connesse ma sappiamo che il responsabile è l’uomo e che le cause principali sono i pesticidi e la distruzione del loro habitat naturale. 

I biologi hanno trovato tracce di 150 diversi pesticidi chimici nel polline delle api, un cocktail di pesticidi mortale secondo Eric Mussen, apicoltore della University of California. Le aziende chimiche Bayer, Syngenta, BASF, Dow, DuPont e Monsanto hanno scrollato le spalle per questa complessità sistemica, come se il mistero fosse troppo complesso per essere svelato. Non hanno messo in atto alcun cambiamento in merito alle politiche sui pesticidi. Dopo tutto, la vendita di veleni a coltivatori in tutto il mondo, è vantaggiosa. 

Come se non bastasse, l’habitat delle api selvatiche si riduce di anno in anno a causa dell’attività agroindustriale che distrugge praterie e foreste per lasciar spazio alle monocolture che sono contaminate dai pesticidi. Per fermare il processo di estinzione delle api, dobbiamo rivedere il nostro sistema agricolo malato e distruttivo. 

La scomparsa delle api 

L’Apis mellifera, o ape mellifera, nativa d’Europa, Africa e Asia occidentale, sta scomparendo. Anche l’ape mellifera orientale, o Apis cerana, sta dando i primi segni di estinzione. 

Tale estinzione non è un fatto irrilevante. Le api mellifere, sia selvatiche che domestiche, sono responsabili dell’80% dell’impollinazione del nostro pianeta.

Una sola colonia di api può impollinare 300 milioni di fiori ogni giorno. I cereali sono principalmente impollinati dal vento ma i cibi più salutari, quali frutta, noci e verdura sono impollinate dalle api. Settanta delle 100 specie di colture alimentari dell’uomo, che corrispondono al 90% del nutrimento mondiale, sono impollinate dalle api.

Tonio Borg, commissario europeo per la salute e le politiche dei consumatori, ha calcolato che le api “contribuiscono all’agricoltura europea per una cifra pari a 22 miliardi di euro (30 miliardi di dollari US)”. Nel mondo si stima che il valore dell’impollinazione connessa alla produzione di cibo per l’uomo, da parte delle api, superi i 265 miliardi di euro (350 miliardi di dollari US). L’estinzione delle api è una sfida come il riscaldamento globale, l’acidificazione degli oceani e la guerra nucleare. L’uomo difficilmente sopravvivrebbe ad un’estinzione totale delle api. 

Le api operaie (femmine) vivono per alcuni mesi. Le colonie producono continuamente nuove api operaie durante il periodo primaverile e in quello estivo. La produzione invece rallenta durante i periodi invernali. Solitamente il numero di api in un alveare o in una colonia diminuisce dal 5 al 10% durante l’inverno per ristabilirsi durante la primavera. Durante gli anni meno fortunati una colonia può perdere il 15-20% delle sue api. 

Negli, USA, primo paese in cui le api hanno iniziato a scarseggiare, le perdite invernali raggiungono il 30-50% o peggio. Nel 2006 David Hackenberg, un apicoltore con 42 anni di esperienza, ha rilevato perdite del 90% tra i suoi 3000 alveari. La National Agriculture Statistics Service (NASS, branchia statistica del Dipartimento dell’Agricoltura USA, n.d.t.) dimostra la scomparsa delle api: si è passati da 6 milioni di alveari nel 1947 a 2,4 milioni di alveari nel 2008, una riduzione del 60%. 

Il numero delle colonie di api operaie per ettaro fornisce una visione critica sulla salute delle colture. Negli Stati Uniti, tra le coltivazioni che richiedono impollinazione da api, il numero di colonie è diminuito del 90% rispetto al 1962. Le api non fanno in tempo a sostituire le perdite invernali e subiscono la perdita del loro habitat naturale. 

L’Europa reagisce ma gli Stati Uniti esitano 

In Europa, Asia e Sud America il numero di perdite annuale è inferiore a quello degli Stati Unti, ma la tendenza è simile con una risposta più incisiva. La Rapobank sostiene che in Europa le perdite annuali raggiungono il 30-35% e che il numero di colonie per ettaro è diminuito del 25%. Negli anni ’80, a Sichuan, in Cina, i pesticidi destinati alla coltivazione di pere hanno annientato le api locali e gli agricoltori locali sono ora costretti ad impollinare a mano con i piumini da spolvero. Uno studio scientifico delle Autorità Europee per la Sicurezza Alimentare mostra che tre dei pesticidi più largamente utilizzati (clothiniadina, imidacloprid e thiametoxam), a base di nicotina, costituiscono un rischio elevato per le api. 

Un report scientifico di Greenpeace identifica sette principali pesticidi mortali per le api, inclusi i tre colpevoli a base di nicotina, oltre a clorpyriphos, cypermethrin, deltamethrin e fipronil. I tre neonecotinoidi agiscono sul sistema nervoso dell’insetto. Si accumulano nelle singole api e in intere colonie, anche nel miele che usano per sfamare le larve appena nate. Le api che non muoiono immediatamente, subiscono effetti sistemici subletali, difetti dello sviluppo, debolezza e perdita dell’orientamento. 

La scomparsa lascia scampo a poche api e quelle che sopravvivono sono deboli e devono lavorare di più per produrre miele in un habitat consumato. E’ questo l’incubo che sta portando alla scomparsa delle colonie d’api. 

L’ imidacloprid e il clothianidin sono prodotti e commercializzati dalla Bayer: la thiamethoxam è invece prodotta dalla Syngenta. Nel 2009 questi tre veleni hanno raggiunto un giro d’affari di 2 miliardi di euro sul mercato mondiale. Quasi il 100% del mercato mondiale di pesticidi, piante e semi geneticamente modificati (OGM) è controllato da Syngenta, Bayer, Dow, Monsanto e DuPont. Nel 2012, un tribunale tedesco ha condannato Syngenta per falsa testimonianza per aver nascosto il report prodotto dalla multinazionale stessa che spiegava come il granturco geneticamente modificato avesse causato la morte del bestiame. Negli Stati Uniti l’azienda ha sborsato 105 milioni di dollari per una causa collettiva per aver inquinato l’acqua potabile di oltre 50 milioni di cittadini con il suo pesticida Atrazine. Oggi queste inquinanti aziende finanziano campagne da milioni e milioni di euro per negare le loro responsabilità in relazione alla scomparsa delle colonie d’api. 

Lo scorso Maggio, la Commissione Europea ha proibito l’utilizzo dei neonicotinoidi per due anni e un divieto più lungo su altri pesticidi. Gli scienziati utilizzeranno questo tempo per favorire il recupero delle api sul lungo termine. 

Nel frattempo gli Stati Uniti tergiversano e sostengono le aziende che producono e commercializzano i veleni mortali. Mentre l’Europa a maggio entrava in azione, l’EPA (Agenzia americana per la protezione dell’ambiente) stava approvando l’uso dei pesticidi nicotinoidi, nonostante il report del ministero americano dell’agricoltura rivelasse i rischi legati alla scomparsa delle colonie d’api. Sempre nello stesso mese, il presidente Obama ha firmato il famigerato “Monsanto Protection Act”, scritto dai lobbisti della Monsanto, grazie al quale le compagnie biotecnologiche ottengono l’immunità nelle corti federali degli Stati Uniti per i danni causati alle persone e all’ambiente dai loro interessi commerciali. 

Le soluzioni esistono 

Il buonsenso potrebbe risanare e proteggere il mondo delle api. Le soluzioni sono state fornite da gruppi di apicoltori esperti, contadini, dalla Commissione Europea e da un report scritto da Greenpeace, Bees in Decline, e sono le seguenti: 

• Proibire i sette pesticidi più pericolosi;
• Proteggere la salute degli impollinatori preservando l’ambiente in cui vivono;
• Ripristinare l’agricoltura biologica.

L’agricoltura biologica è la nuova tendenza verso il futuro che porterà ad una stabilizzazione della produzione di alimenti per l’uomo e alla protezione delle api e del loro habitat. Il Bhutan è il primo paese al mondo ad avere una politica agricola biologica al 100%. Il Messico ha proibito il granturco geneticamente modificato per proteggere le specie native. Lo scorso gennaio otto paesi europei hanno proibito le colture OGM e l’Ungheria ha bruciato più di mille acri di granturco contaminato da varietà OGM. In India, negli ultimi due anni, la scienziata Vandana Shiva con un gruppo di piccoli agricoltori ha iniziato una resistenza biologica contro l’agricoltura intensiva. 

L’agricoltura ecologica, o biologica, non è sicuramente una novità. E’ la tecnica agricola più utilizzata nella storia. Le colture bioligiche resistono ai danni provocati dagli insetti evitando le grandi monocolture e preservando la biodiversità. Le colture biologiche ristabiliscono i nutrimenti del terreno con la concimazione, evitano l’erosione del terreno dovuta al vento e al sole ed evitano l’impiego di pesticidi e fertilizzanti chimici. 

Ripopolando e rinforzando le colonie d’api l’agricoltura biologica favorisce l’impollinazione che a sua volta favorisce il rendimento agricolo. L’agricoltura biologica sfrutta i servizi naturali dell’ecosistema, la filtrazione dell’acqua, l’impollinazione, la produzione di ossigeno ed il controllo dei parassiti. I coltivatori biologici hanno richiesto un miglior sistema di ricerca e sostegno da parte delle industrie, dei governi, dei coltivatori e del pubblico, per poter sviluppare tecniche di coltura biologica, migliorare la produzione e mantenere sano l’ecosistema. La rivoluzione agricola promuoverebbe diete equilibrate nel mondo e supporterebbe le colture ad uso umano evitando l’utilizzo di terreni per i pascoli e i biocombustibili. 

Ecosistemi 

La questione delle api è un avvertimento da parte dell’ecosistema che ancora non riusciamo a comprendere completamente. L’agricoltura biologica è parte di una più grande svolta di consapevolezza umana. Gli oppositori delle grandi aziende si aggrappano alla presunta libertà di consumo, guadagno, ignorando l’abbondanza della nostra terra in favore dei profitti. Ma l’accumulo di denaro non ci aiuterà contro l’estinzione, non riporterà i terreni perduti, né curerà le colonie di api del mondo. 

L’umanità subirà severe punizioni se non rimedia ai propri errori. L’equilibrio dei sistemi che regolano la terra è delicato e potrebbero raggiungere il punto di non ritorno e collassare. Le api ad esempio lavorano per un tornaconto modesto e marginale rispetto all’energia che mettono per raccogliere il nutrimento per le colonie. Nei periodi invernali, quando le morti aumentano dal 10 al 50% , le rimanenti api sono indebolite dalle tossine e l’habitat si restringe in quel modo, il ritorno in termini di energia è quasi a livello zero. Muoiono più api, raggiungono in poche l’età adulta e intere colonie sono distrutte. Questa crisi è una lezione fondamentale di ecologia. 

Rachel Carson ha predetto questi problemi sistemici 50 anni fa. Gli ecologisti ed ambientalisti ne parlano da allora. La scomparsa delle colonie d’api, il riscaldamento globale, la distruzione delle foreste e l’estinzione sono le emergenze ambientali più urgenti. Salvare le api sembra uno dei nodi principali per ristabilire l’equilibrio ecologico del pianeta. 

Rex Weyler
Fonte: www.greenpeace.org
Link: http://www.greenpeace.org/international/en/news/Blogs/makingwaves/honey-bee-collapse-a-lesson-in-ecology/blog/45357/
10.06.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTINA REYMONDET FOCHIRA

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