giovedì 30 gennaio 2014

On 13:35 by Sa Defenza TM   No comments
osservatorioglobale.it

La “pseudo-intervista/chiacchierata tra amici” che segue è stata fatta con una persona ammirevole, non solo perché basta conoscerlo un minuto per realizzare subito la bontà che gli riempe il cuore, ma soprattutto perché la sua sensibilità verso gli oppressi ed il coraggio lo hanno portato a Gaza. Uno dei peggiori posti al mondo, ove la guerra è eterna, le angherie, i soprusi, i crimini sono all’ordine del giorno. Un posto in cui il genocidio di un intero popolo è in atto ed a nessuno importa. Un posto da cui tutti scapperebbero ma lui ci va, per dare una mano a chi ne ha bisogno.
rapporto-onu-abusi-bambini-palestinesi-focus-on-israelLa chiacchierata-intervista con MM99 (così lo chiameremo perché preferisce,comprensibilmente, restare anonimo) è stata fatta via internet ed a spezzoni. Più di una settimana perché la corrente elettrica è un lusso da quelle parti e puntualmente lasciavamo la conversazione inconclusa. MM99 vive in una casupola in cui “non c’è il riscaldamento qui (cioè c’è, ma è cosa per ricchi, costa veramente un occhio dalla testa, tra l’altro senza elettricità non funzionerebbe comunque). Ma stamattina mi sono comprato un sacco di carbone da accendere e tenere nelle pentole in giro per casa, almeno così fa un po’ più caldo“. Ha fatto dell’attivismo il suo senso della vita, una vita per gli altri: “in questi tre giorni sono impegnato coi pescatori che hanno lanciato una specie di iniziativa per 3 giorni (anche se il governo qui ha creato qualche problema, pensano che l’iniziativa sia mirata a fare propaganda ad un partito specifico, leggasi FPLP) dopodichè torneremo ad accompagnare quotidianamente i contadini nei campi vicino alla “buffer zone”, visto che passata la bufera ed il maltempo della settimana scorsa, i campi ricominciano ad essere coltivabili“.
Bimbo palestinese di 13 anni usato come scudo umano dall'esercito israeliano.
Bimbo palestinese di 13 anni usato come scudo umano dall’esercito israeliano.
Cos’è la buffer zone? Una delle tante diavolerie inventate da Israele. E’ una striscia di terra lungo il confine che una volta era coltivata e ora non può più esserlo. Nei 300 metri vicino al confine non si può accedere e le case e le coltivazioni vengono distrutte da israele. I contadini che avevano un pezzo di terra nelle vicinanze del confine devono decidere se lasciare il terreno incolto oppure farsi sparare addosso. Secondo un rapporto dell’ONU però, l’area rischiosa arriva a un chilometro, un chilometro e mezzo dal confine. Questo significa che i militari israeliani si divertono a sparare anche ben oltre labuffer zone. Sempre secondo lo stesso rapporto dell’ONU, la buffer zone racchiude circa il 35% delle aree coltivabili, e, in una situazione di assedio come quella Gazawa, ciò significa incidere in maniera significativa sull’autosufficienza alimentare.
OG: Scusami ma non riesco a capacitarmi di una cosa, o forse non la comprendo perché non ho ancora vissuto la realtà di Gaza e della West Bank. Con tutti i crimini che succedono quotidianamente, con tutti i soprusi che il popolo riceve, con uno sterminio in atto senza che la comunità internazionale intervenga, è normale che ancora non scoppi un’altra intifada? Non riesco a spiegarmi questo. Allora sai che risposta mi sono dato? Hanno ragione alcuni amici del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, i dirigenti dei movimenti (compreso i loro) sono tutti venduti, hanno interesse solo alle poltrone politiche ed a tenere buona la popolazione per non inimicarsi Israele. Secondo te questo concetto è sbagliato?
MM99: Assolutamente no. Possiamo analizzare la situazione delle singole formazioni politiche palestinesi: Abu Mazen, cioè l’ANP, ha detto chiaramente e pubblicamente che non permetterà mai lo scoppio di una terza intifada. Perchè? Beh, io non ho grande stima per l’ANP; in questo momento storico (cioè da dopo gli Accordi di Oslo) mi sembra sia funzionale, se non connivente, ad Israele.
Israeli violence 1Hamas è un capitolo complicato, a parer mio. Se però prendiamo solo l’ultimo anno, credo che tutti dobbiamo riconoscere che nella regione mediorientale ci sono stati cambiamenti geopolitici massicci, che hanno letteralmente messo Hamas sotto una pressione tale da costringerlo ad ammorbidirsi. In primis la deposizione di Morsi in egitto, che ha praticamente chiuso le porte in faccia ad un “affaccio” (materiale) al mondo esterno, in secundis, ma forse ancora più importante, la crisi siriana. Sostenendo i ribelli, Hamas ha rotto con i suoi alleati storici, mi riferisco all’asse hezbollah-siria assadista-iran, e si è rifugiata tra le braccia del Qatar che però recentemente gli ha girato le spalle (gli uffici politici di hamas sono stati bannati dal Qatar). Questo ha portato al fatto che, per dirla in parole povere, Hamas si sente scivolare la poltrona da sotto il culo. Per questo tenta di non cercare lo scontro frontale con Israele, perché sa che non riuscirebbe a gestire contemporaneamente i cambiamenti geopolitici in atto nell’area e un nuovo conflitto con lo stato sionista.
Alla fine, se noti, i politici che potrebbero davvero cambiare lo status quo della situazione (come ad esempio Marwan Barghouti o Ahmad Sa’dat) sono stati incarcerati con condanne pesantissime e non ci sarà scambio di prigionieri che tenga per poterli liberare. Perchè la loro liberazione significa la ripresa della Resistenza vera e propria.
OG: ok, ma abbandoniamo per un momento la visione dei movimenti politici ed analizziamo la situazione sociale, è normale che le angherie ed i crimini che un popolo intero subisce non si trasformino in rabbia generale e rivolta popolare contro l’oppressore?
MM99: e se questa trasformazione fosse in qualche modo boicottata dall’interno?
Secondo te, invece, una terza intifada (o resistenza armata, o guerra di liberazione che dir si voglia) è davvero profittevole, se condotta così come le altre due? Cioè, voglio dire, i palestinesi sono orgogliosi ma non stupidi, se guardiamo alle due intifade, come si sono concluse? La fine della prima viene per convenzione fatta finire con gli accordi di Oslo. Quindi non proprio un grande risultato, anzi, ora col senno di poi possiamo dire che Oslo ha praticamente rovinato la causa palestinese. Per la seconda, l’unico grande cambiamento è stato il disimpegno sionista dalla striscia di gaza, che però dopo un anno e mezzo è stata messa sotto assedio. Cioè, in un modo o nell’altro, gli israeliani ne sono sempre usciti rafforzati. E’ palese, dal mio punto di vista, che qualcosa debba cambiare nel conduzione di una cosiddetta intifada.
OG: Sono perfettamente d’accordo con te. La priorità non deve essere “agire” ma “agire con intelligenza”. Ma effettivamente, per te che sei là e vivi la realtà palestinese, esiste una certa volontà d’agire con lo scopo di poter ottenere dei risultati concreti o c’è rassegnazione?
MM99: Più che rassegnazione, io percepisco stagnazione. Hai presente la brace che rimane accesa dopo il fuoco? È come se mancasse qualche cosa che riesca a tirare fuori il potenziale di quello che già al momento giace latente.
OG: Ma la “stagnazione” a livello sociale può derivare dal fatto che il popolo non percepisca una reale volontà da parte dei movimenti di voler combatte i soprusi in maniera forte, decisa, ma solo apparentemente?
Non sono rari i casi in cui la polizia dell’ANP abbia cercato di tenere a bada, anche con la forza, i manifestanti palestinesi, mi confermi?
MM99: 1) Assolutamente sì, l’inazione e la mancanza di politiche di Resistenza concrete da parte dei movimenti politici fungono da anestetico. I due maggiori schieramenti politici, nei fatti, dimostrano di avere al momento interessi totalmente diversi dall’opporsi al progetto sionista di pulizia etnica della Palestina con un preciso progetto politico.
2) Sì, e non solo. Negli ultimi mesi, non solo la polizia dell’ANP si è resa protagonista di repressioni di manifestazioni contro chi protestava in Cisgiordania, ma ha anche agito in concertazione con l’esercito di occupazione israeliano per compiere raid in villaggi nei Territori Palestinesi Occupati per arrestare membri della Resistenza. Ora, è davvero questo il compito che dovrebbe avere una forza di polizia palestinese? Collaborare con l’esercito di occupazione invece che opporsi ad esso?
OG: E tutto questo non porta ad un malessere generale? E se si, in che modo questo malessere si ripercuote sulle speranze del popolo palestinese?
MM99: Più che malessere, si percepisce frustrazione. E penso sia normale quando sei sotto occupazione militare, vedere che parte del tuo establishment politico agisce in concertazione con l’occupante, come se questo già non bastasse. E tutto questo si ripercuote ovviamente sulle speranze della popolazione palestinese: la resistenza (passiva, poiché quella armata, sebbene sia un diritto sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, non è accettata dall’ipocrita comunità internazionale) va avanti con orgoglio ma quasi per inerzia. Se la politica palestinese, in primis, non riesce ad avere un colpo di reni per ristabilire un progetto politico per la liberazione della Palestina, come si può pensare che la soluzione venga dalla comunità internazionale?
OG: E’ possibile che si attendi qualche segnale dall’esterno? magari da Hezbollah (supporto siriano ed iraniano compreso s’intende)?
MM99: Se si attende un segnale dall’Asse Hezbollah-Siria-Iran potrebbe essere una lunga attesa, visto che in questo momento storico, la situazione in Siria e le sue conseguenze, stanno catalizzando quasi tutte le energie e l’attenzione dell’Asse. E per conseguenze mi riferisco alla guerra fredda (ma neanche tanto) ingaggiata con le petromonarchie reazionarie del golfo come Qatar e, soprattutto, Arabia Saudita. Penso che il popolo palestinese stia piuttosto aspettando un segnale dall’interno, come ad esempio il “collasso” (non letterale, ma inteso come cambiamento di linea politica) dell’ANP. Poco meno di mesi fa, è stato proposto Marwan Barghouti come vice presidente dell’Autorità Palestinese, cosa che potrebbe portare ad un grosso cambiamento della sua linea politica. Anche se le voci contrarie alla sua candidatura provenienti proprio dall’interno dell’ANP la dicono lunga sulla volontà di abbandonare l’inutile strada da essa intrapresa negli ultimi anni.
OG: Correggimi se sbaglio. 1) Hamas dovrebbe ricevere finanziamenti dal Qatar ed Arabia Saudita, gli stessi che finanziano le campagne imperialiste in Medio Oriente per rovesciare “l’Asse della Resistenza”. 2) Per Fatah vale lo stesso discorso considerando che l’ANP percepisce ogni anno finanziamenti da Israele (in dollari americani). E’ un paradosso a cui stenta a credere chiunque non sia ben informato sulla questione israelo-palestinese e la domanda sorge spontanea: il popolo si rende conto che è proprio in questo punto che c’è qualcosa che non va?
MM99: Sembra paradossale ma ridotta ai minimi termini è più o meno così. L’ANP riceve finanziamenti dagli Stati Uniti e da Israele, anche se per quest’ultimo si dovrebbe più appropriatamente parlare della tasse che Israele raccoglie in Cisgiordania e che poi gira all’ANP, trattenendone una percentuale.
israelIl popolo non è che non si rende conto, alla fine loro sono in prima linea, è impossibile che non riescano ad analizzare la loro realtà quotidiana e storica. Ma manca la scintilla che dia il “la” a tutto. Le precedenti due intifada hanno preso il via da due situazioni che oramai si ripetono quasi abitualmente (l’uccisione di palestinesi da parte dei coloni, e la presenza dell’esercito di occupazione alla moschea al-Aqsa), forse c’è bisogno di una scintilla più forte e palese in questo senso. Ad esempio, cosa sarebbe successo se le autorità carcerarie dello Stato occupante non si fossero accordate con Samer Issawi per il suo rilascio e lo avessero lasciato morire in cella, in primavera di quest’anno? (Sebbene altri prigionieri palestinesi siano stati lasciati morire in cella, ma Issawi ad un certo punto era diventato un simbolo per la lotta dei detenuti e dell’interno popolo palestinese)
OG: Hai detto “Le precedenti due intifade hanno preso il via da due situazioni che oramai si ripetono quasi abitualmente” e mi è venuta in mente una frase di Thomas Sankara “Per l’imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente“. E’ un pò quello che stanno cercando di fare con il popolo palestinese? Assoggettarlo culturalmente tanto che situazioni che prima erano causa di rivolte popolari oggi sono quotidianamente “accettate” in maniera passiva?
MM99: La colonizzazione culturale è sicuramente uno degli aspetti più gravi e delicati dell’illegale occupazione israeliana, ma il sionismo sta tentando non solo di colonizzare culturalmente i palestinesi attraverso la cancellazione della loro presenza nella Storia, riscrivendola secondo i loro falsi, ipocriti e presuntuosi dogmi, ma bensì anche di attuare una perversa “colonizzazione culturale” sulla comunità internazionale attraverso un nauseante processo di normalizzazione della situazione che Israele vende, attraverso i metodi più subdoli e propagandistici, al mondo occidentale. Ma credo che questo sia un argomento parallelo all’esasperante abitudine a cui è stata portata la popolazione palestinese. La passività con cui vengono oggi accettate situazione che in passato hanno portato a rivolte popolari credo sia più dovuta all’inerzia e alla (volontaria) impotenza degli attuali establishment politici palestinesi al potere.
IsraeliKidsParlavamo di quanto sia collusa l’ANP, giusto? Hai letto le dichiarazioni di questi giorni di Mahmoud Abbas, il leader dell’ANP? Si è espresso perfino contro il BDS (Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni per Israele) in Sudafrica. Non è stranissimo? Non è troppo spudorato fare affermazioni simili?
OG: Ma sarebbe bastato non esprimersi, così non si sarebbe esposto. Il fatto che si sia espresso in maniera così netta va anche oltre l’idea dei 2popoli-2stati. E’ totalmento contro i palestinesi.
Visto che sei tornato da poco, non voglio stressarti ancora molto. Fa freddo là?
MM99: Min*, si gela! Di giorno al sole è un conto, ma appena cala si va sotto zero. Adesso in camera mia posso fare il fumo con il fiato quando espiro.
OG: Hai sacco a pelo? Come fai in quelle condizioni?
MM99: No, ho comprato un paio di coperte qui e un sacco di carbone da accendere e tenere in una pentola accanto al letto. la cosa più drammatica è farsi la doccia (salata, tra l’altro).
OG: Ma è così in tutta Gaza?
MM99: L’acqua intendi? Sì, assolutamente non potabile. anche perchè, oltre ad essere salata, contiene materiali provenienti dalle acque di scarico delle fogne (se così si possono chiamare) e anche particelle cancerogene provenienti dai residui dei bombardamenti che si sono infiltrate nel terreno.
OG: Ed una problematica del genere non viene messa agli occhi della comunità internazionale? Nessuno prende provvedimenti?
ebrei deridono un'anziana palestinese
ebrei deridono un’anziana palestinese
MM99: Ma alla fine, la comunità internazionale (almeno intesa non come società civile, ma organizzazioni internazionali), cos’è che non sa? Cos’è che sta ancora aspettando? Voglio dire, ci sono perfino fior fiore di statistiche sulle malattie contratte dai bambini che bevono questo tipo acque.La gente qua non sa proprio più cosa fare. Vediamo cosa succede tra qualche giorno, sarà il quinto anniversario di piombo fuso. Da un paio di giorni a questa parte, Israele ha aumentato le sue attività sulla Striscia, oggi la marina militare israeliana si è avvicinata fion a 1,5 miglia nautiche dal porto, e per tutta la mattina si sono sentiti F16 passare nel cielo. Stasera anche una sonic bomb. Per non parlare dei droni sulla testa. In alcuni posti in cui sono stato non riesco a capire i contadini come facciano ad avere sempre quel rumore incessante sulla testa. Non è facile abituarsi.
La nostra conversazione prosegue ma pubblico solo una parte. Ammetto che mi sento in difficoltà quando parlo con lui e non riesco a spiegarmi il motivo. Forse perché io sono un bravo “guerriero da tastiera e internet” che sta comodamente al caldo dietro il computer di casa sua mentre lui è uno con le palle.

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