mercoledì 11 novembre 2009

On 07:07 by Sa Defenza TM   No comments

Alessio Mannino

ilribelle.com

Mentre eravamo (quasi) tutti al mare, i nostri politici c’imponevano l’approvazione del Trattato di Lisbona. Da lì è cambiato molto, ma ancora oggi, molti non hanno idea della portata dell’evento.


Attenzione: stiamo perdendo praticamente in modo assoluto la sovranità nazionale. In Europa, se passasse del tutto il Trattato di Lisbona, si deciderebbe della nostra vita in tutto e per tutto. E le decisioni verrebbero prese da persone che siedono sugli scanni europei senza il diritto di farlo. Senza che gli italiani li abbiano scelti e mandati lì. Per ora, ad opporsi con forza alla cosa, c’è solo la Corte Costituzionale tedesca. E noi?

Eurocrazia

Segnatevi la data: il 31 luglio 2008, fra gli applausi scroscianti dei parlamentari e del governo, in Italia è avvenuto un colpo di stato: anche noi abbiamo rinunciato ad essere un paese a tutti gli effetti sovrano. Era in estate, la gente al mare, e dopo il Senato che lo aveva approvato il 23 di quel mese, anche la Camera adottava «all’unanimità»1 il Trattato di Lisbona, depositato ufficialmente il successivo 8 agosto. Un referendum, da noi, non è possibile perché la Costituzione lo vieta su materie come la politica estera. Piccolo particolare: qui non stiamo parlando di affari esteri, ma di affari nostri, perché Lisbona rappresenta il più grande attacco sferrato alla libertà dei popoli e degli individui dall’eurocrazia, al potere per diritto divino e non per volontà popolare. Dal golpe bianco di quei giorni, nessuno ha sentito più nulla fino al 2 ottobre scorso, quando l’Irlanda, impaurita dalla crisi e rassicurata dalle promesse degli euro-burocrati (non verrà obbligata a legalizzare l'aborto, non perderà controllo sulla fiscalità, non vedrà minacciata la propria neutralità) è andata alle urne per la seconda volta in due anni ribaltando il fiero no all’Europa del giugno 2008 in un netto sì (67% con un’affluenza del 58% degli aventi diritto).

Prima osservazione: non bastava il primo no? Oppure quando il risultato è contrario a ciò che vuole il governo si deve tornare a votare ad oltranza fino a ribaltare la volontà popolare?
Con l’adesione irlandese, invece, e il recente superamento delle diffidenze polacche, a frapporre ostacoli al cammino di ratifica di ciò che di fatto sarà la Carta costituzionale dell’Unione Europea oggi è solo la Repubblica Ceca guidata dal suo recalcitrante presidente, il poeta Vaclav Klaus.


Segretezza

E ne ha ben donde. Il testo2 noto come “Trattato di Lisbona” vuole essere il cemento legislativo con cui dare vita agli Stati Uniti d’Europa: un Superstato nel quale l’indipendenza delle singole nazioni verrà requisita da uomini e istituzioni con sede a Strasburgo e Bruxelles. Dalle cui decisioni il cittadino comune, com’è logico, rimarrà rigorosamente escluso. Inaugurato con la conferenza di Laeken in Belgio nel 2001, il processo che ha portato a Lisbona è l’opera di una Convenzione di saggi, presieduti dall’ex presidente francese Valery Giscard d’Estaing e da Giuliano Amato, il quale candidamente rivendicò3 la scelta di produrre un ammasso informe e illeggibile di 2800 pagine fitte di rimandi, note e modifiche per evitare che qualcuno, a parte loro, ci capisse qualcosa. Dopo la sonora bocciatura dei referendum francesi e olandesi nel 2005, fu infatti a Lisbona nel 2007 che i capi dei ventisette stati europei decisero di dare alla nuova magna charta la veste definitiva: scritta in segreto, firmata in segreto, dai contenuti segreti perché impossibili da decifrare da un essere umano di media intelligenza, e da lasciare segreta grazie ai media compiacenti che non hanno mai spiegato quali epocali mutamenti esso comporti.
Ad averlo fatto proprio sono stati per primi gli europeisti dell’ultim’ora, ovvero gli stati ex comunisti dell’Est (Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovenia, Slovacchia, Lettonia, Lituania), ma anche Austria, Danimarca, Malta e Portogallo. Tuttavia, Cechia a parte, l’incognita a cui si aggrappano coloro che hanno a cuore l’autodeterminazione dal basso è rappresentata dalla Gran Bretagna, che pare avviarsi al cambio della guardia a Downing Street fra l’attuale premier, il laburista Gordon Brown, e il conservatore Davide Cameron, i cui sostenitori vorrebbero addirittura l’uscita dal sistema europeo.

Potere assoluto

Ma entriamo nel dettaglio. Il Trattato non è un corpo unico e lineare, ma una monumentale serie di cambiamenti ai due trattati fondamentali dell’Unione: il Trattato dell’Unione Europea (TEU) e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFEU), ai quali viene aggiunto il Trattato di Nizza del 2003. Sancisce il principio secondo il quale le leggi emanate dallo Stato unico europeo saranno superiori alle leggi nazionali (dichiarazione 17 e 27). I parlamenti dovranno sottostare alla fondamentale regola di fare gli interessi dell’Europa prima di quelli dei propri rappresentati (Art. 8c, TEU). Il potere di veto dei singoli Stati decadrà su 68 nuovi settori di competenza sovranazionale. Uno di questi sarà il controllo delle frontiere, sulle quali l’Unione deciderà a maggioranza i flussi d’entrata e d’uscita. Nel Consiglio Europeo, luogo istituzionale della presidenza, i membri di ciascun paese dovranno rappresentare l’Unione presso i paesi d’appartenenza, e non il contrario come è stato fino ad ora. La Commissione, sorta di esecutivo, vedrà aumentare i propri poteri in quasi tutti gli aspetti della vita dei cittadini, acquisendo quello, mostruosamente antidemocratico, di legiferare per decreto. I commissari suoi componenti, infatti, “proporranno” le leggi. A votarle sarà il Consiglio dei Ministri. Entrambi gli organi non sono elettivi, ma nominati dai governi. Il Consiglio, inoltre, potrà discutere solo il 15% delle proposte della Commissione, su tutto il resto non potrà fare altro che passivamente vidimare.
Quest’ultima non avrà più un commissario per ciascun paese membro, ma ad ogni mandato vi parteciperanno a turno solo due terzi dei paesi, «per cui potrà accadere che una legge sovranazionale e vincolante cancellerà di fatto una legge italiana senza che neppure un italiano l’abbia discussa o pensata»4. Il Parlamento sarà esautorato: non avrà diritto né di proposta né di adozione o respingimento autonomo ma solo di co-decisione (proprio così!) assieme al Consiglio dei Ministri, e, tanto per dirne una, non potrà votare neppure sulle tasse, fulcro storico della legittimità popolare di uno Stato. Esempio: se i parlamentari volessero bocciare una legge presentata dalla Commissione, dovranno o strappare il 55% dei voti nel Consiglio dei Ministri, o arrivare alla maggioranza assoluta nelle proprie file. Il che, come si sa, è alquanto faticoso visto che comprensibilmente le divisioni europee, a dispetto dei gruppi “popolari”, “socialisti” e “liberali”, rimangono sul crinale degli interessi nazionali, non ideologici.


Stato di polizia

Andiamo avanti. In politica internazionale il Superstato si comporterà in tutto e per tutto come gli Usa si comportano rispetto ai propri stati federati: firmerà accordi vincolanti per tutti i suoi membri anche se ce ne fosse qualcuno contrario, dichiarerà guerra anche senza il consenso dell’Onu lasciando ai singoli stati una misera «astensione costruttiva» (ovvero la non belligeranza, vietato sfilarsi dal patto d’acciaio continentale) e il Presidente dell’Unione fungerà da ministro degli esteri, al quale gli omologhi nazionali dovranno cedere il passo nei rapporti con Washington, Pechino o Mosca. In politica interna, è rafforzato il nucleo d’origine dell’Unione, cioè il mercato unico basato sulla «libera concorrenza senza distorsioni» (Protocollo 6). Senza distorsioni significa, per esempio, che uno Stato non potrà più favorire un certo settore della propria economia se in difficoltà. Misure di impulso statale sul modello neo-keynesiano saranno sanzionate. Su tutto, la Banca Centrale Europea situata a Francoforte sarà, nei fatti, legibus soluta: sarà rafforzato il suo ruolo di padrona incontrastata della politica monetaria, senza render conto a niente e a nessuno delle sue decisioni. Non c’è traccia di un indirizzo preciso sul sociale e sul fisco, nessuna parola su come finanziare il magro Capitolo Sociale. In materia giudiziaria punto di riferimento sarà la Corte di Giustizia Europa ospitata in Lussemburgo. Ciò che essa deciderà sarà più forte di qualsiasi norma di uno Stato (Art. 344). Il che vuol dire che potrà annullare leggi o sentenze regolarmente assunte entro i confini di una nazione scardinandone completamente l’autonomia. Anche i suoi giudici vengono nominati dai governi, e quindi avranno cucita addosso l’impronta politica di chi li ha scelti. Infine, la questione per eccellenza: la cittadinanza. Nell’Europa di Lisbona saremo italiani, tedeschi o francesi, ma «in aggiunta» anche cittadini del Superstato (Art. 17b.1 TEC/TFU). Prima, essere europei era considerato un «corredo» all’essere cittadini del proprio Paese. D’ora in poi avremo una doppia nazionalità, con due cittadinanze. Ma non paritarie: se diritti e doveri stabiliti, poniamo, in Italia dovessero entrare in conflitto con quelli dell’Europa, saranno questi ultimi a prevalere. Per capire la gravità della cosa, basterà dire che fra le pagine del Trattato, insinuata nella Dichiarazione riguardante le Spiegazioni della Carta dei Diritti Fondamentali, è ammessa la pena di morte «per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un'insurrezione». Chiaro il concetto? Siamo alla giustificazione della repressione poliziesca.


Speranza tedesca

Fortunatamente c’è un giudice a Berlino, anzi a Karlsruhe. Un barlume di speranza contro la tirannia eurocratica arriva proprio dalla Germania, cuore e motore dell’Unione. Il 30 giugno di quest’anno la Corte Costituzionale tedesca ha fatto rilievi molto pesanti all’esproprio di sovranità prospettato dal Trattato di Lisbona. Primo: le istituzioni europee hanno poteri solo in quanto delegate ad esercitarli su determinate aree di competenza dagli Stati. Secondo: il sommo tribunale avoca a sé, in quanto suprema corte tedesca, l’ultima parola su eventuali travalicazioni europee di leggi tedesche. Viene opposto così un deciso altolà alla Corte Europea. Terzo: la consulta di Karlsruhe invita gli Stati a tenersi stretti i campi d’azione e deliberazione più importanti, e insiste perché i parlamenti nazionali vengano coinvolti in tutti i casi in cui i singoli Stati perdano il potere di veto. Quarto: se i governi non troveranno spazio per una significativa democrazia nazionale nell’ambito dell’Unione, il Trattato diverrà incostituzionale, perché la Corte non riconosce che il Parlamento di Strasburgo, così come configurato nel Trattato, infondi una piena legittimità democratica alle leggi dell’Unione. Quinto: la cittadinanza “aggiuntiva” deve rimanere supplementare a quella nazionale, e non superiore ad essa. Perciò, per salvaguardare la sovranità della Repubblica Federale, la Corte ha proibito al Presidente tedesco di firmare il Trattato fino a quando il parlamento di Berlino non avrà legiferato in merito al proprio incoercibile diritto a dire la propria su tutto quanto viene deliberato nei palazzi di Eurolandia. Si chiede il danese Jens-Peter Bonde, ex deputato europeo: «Se… la ratifica del Trattato di Lisbona da parte della Germania viene giudicata illegale e in contraddizione con i principi democratici di base, lo stesso principio non dovrebbe trovare applicazione in tutti gli altri Stati membri che si fregiano della qualifica di democrazie?»5.
Un’Europa che voglia dirsi dei cittadini e non di banchieri, multinazionali, dei loro burocrati e dei loro burattini politici dovrebbe fare come suggerisce un blogger sul sito OpenEurope: «Volete fare come gli Stati Uniti d'America? La loro Costituzione era comprensibile a tutti. Fate allora di dieci pagine massimo, questo trattato. Poi fatelo votare agli elettori nazionali. Solo così, con una Costituzione che contenga le disposizioni essenziali si potrà creare un'entità capace di sopravvivere alla prossima crisi, e soprattutto otterrà il benestare dei cittadini. Tutti i governi si reggono sul consenso, tacito o esplicito, dei governati. E rinunciare a tale consenso nella creazione dell'Unione Europea vuol dire andare in cerca di grane»6.
Postilla finale: tale anonimo blogger non si è accorto che non tutti, bensì nessun governo europeo è in realtà retto sul consenso dei governati. E questo perché le democrazie rappresentative nazionali sono già di loro delle tirannidi mascherate. Tanto è vero che la nostra, per aver accettato entusiasticamente il monstrum di Lisbona, ha già violato come minimo due articoli fondamentali della Costituzione su cui si regge: l’1, secondo cui “la sovranità appartiene al popolo”, e l’11, che condanna la guerra come “strumento di offesa” e consente “limitazioni di sovranità”, ma solo se necessarie per “la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Non per decretarne l’abolizione nel silenzio-stampa generale.






Note:
1) «Un lungo applauso bipartisan ha accompagnato il sì della Camera che, come il Senato, ha approvato all'unanimità il Trattato», La Repubblica, 31 luglio 2008


2)LINK"http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cmsUpload/cg00014.it07.pdf"

3) «Fu deciso che il documento fosse illeggibile… Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum, perché avrebbe significato che c’era qualcosa di nuovo», Giuliano Amato, discorso tenuto al Centro per la Riforma Europea di Londra, 27 luglio 2007, HYPERLINK "http://www.euobserver.com" www.euobserver.com


4) Paolo Barnard, “Il Trattato di Lisbona. Altro che Cavaliere.”, 25 settembre 2009, HYPERLINK "http://www.paolobarnard.info" http://www.paolobarnard.info


5) Jens-Peter Bonde “La sentenza della Corte costituzionale tedesca chiama tutti ad agire contro il deficit di democrazia dell'UE”, 24 luglio 2009 HYPERLINK "http://www.euobserver.com" www.euobserver.com


6) Cit. in Luca Galassi, “Europa, il Trattato dei burocrati”, 5 ottobre 2009, HYPERLINK "http://it.peacereporter.net" http://it.peacereporter.net
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